E’ la parola  della lingua italiana più conosciuta. Ciao: una forma di saluto diventata un simbolo del bel paese in tutto il mondo. Proprio oggi l’avrai già usata, senza accorgerti, parecchie volte.

Che parola è? Sì, è proprio lei, la parola ciao, la forma di saluto più usata nella lingua italiana.
Il ciao viene utilizzato quando si incontra una persona amica, un conoscente, un familiare, con i quali ci sia un rapporto di affetto e di conoscenza personale o intima.

La domanda che ci poniamo oggi dunque è: che cosa significa e da dove prende origine la parola “ciao“?

Da dove prende origine la parola ciao?

Dalla parola della lingua veneta (veneziana) “sciavo” che ha il significato di “schiavo“. La parola di partenza è la neolatina “sclavus“.

 

Che cosa significa?

Con il termine “sclavus” ci si riferiva ad una persona di etnia slava.

Il popolo slavo veniva impiegato come servo in tutta l’area del Mediterraneo ed era considerato alla stregua di un oggetto. Poteva quindi essere venduto dalle famiglie ai mercanti veneziani o arabi.

Gli schiavi erano presi dalla Spagna musulmana, dall’Egitto, dall’Asia minore e arrivavano al porto di Venezia.

Tra il X ed il XI secolo la parola CIAO assunse il significato ancora in uso. In quegli anni iniziò da parte dell’attuale Germania la vendita di  schiavi di origine slava, che raggiunsero tutti i paesi dell’europa occidentale.

Ecco come il nome dell’etnia divenne sinonimo di popolo asservito. Troviamo la stessa radice nelle lingue europee moderne: “slave” in inglese, “esclave” in francese “esclavo” in spagnolo, “sklave” in tedesco.

 

C’è ancora qualche traccia del significato originale?

Sì. In Veneto, la parola s’ciao viene usata come esclamazione.
Nel dialetto lombardo e ticinese è impiegata per esprimere sollievo per un problema evitato. La locuzione, abbreviata con una sola parola, è “sono tuo schiavo“, vale a dire: “sono a tua disposizione”.

 

Ciao! Sono a tua disposizione

Salutare con un ciao corrisponde a dire “Servo Vostro”, formula di saluto non più usata e segno distintivo di formale reverenza.
Con il tempo, però, da saluto formale e di riconoscimento di uno status più basso, il termine è diventato informale e viene utilizzato solo tra pari. In contesti informali, invece, è considerato inadeguato ed inelegante.

Irene Donata Ferri
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Irene Donata Ferri

Personal coach, storyteller, creative copywriter at Idieffe Communications
Scrittore per formazione e vocazione. Insegno l'Arte della Parola. Uso la scrittura intuitiva per raccontare storie, canalizzare messaggi, creare realtà.
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